Donne chirurghe: tra sala operatoria e famiglia

Introduzione

Le donne chirurghe in Italia sono oggi più della metà degli iscritti alle scuole di specializzazione chirurgica. Eppure, secondo uno studio promosso da Women in Surgery Italia su oltre 1.800 professioniste, il 35% ha dovuto ridurre o abbandonare l’attività in sala operatoria. Spesso non per mancanza di competenza, ma per l’impossibilità concreta di conciliare i ritmi della chirurgia con quelli della famiglia.

È una realtà che merita di essere raccontata senza filtri: le difficoltà esistono, ma esistono anche le strade per affrontarle. E sempre più donne chirurghe scelgono di non rinunciare né alla professione né alla famiglia.


Cosa significa essere una chirurga oggi

Quando si parla di donne chirurghe, si fa riferimento a una categoria professionale in rapida crescita ma ancora alle prese con un sistema costruito su misura maschile: turni imprevedibili, cultura della reperibilità, assenza di nidi aziendali, progressione di carriera che penalizza chi prende un congedo di maternità.

Il 61% delle chirurghe italiane dichiara di essere stata trattata in modo diverso a causa del proprio genere. Tra le primarie, le donne rappresentano ancora solo il 14% del totale, nonostante siano la netta maggioranza nella fascia under 55.

Non si tratta di dati astratti: sono la fotografia di un sistema che deve cambiare, e che sta cambiando — anche grazie a chi ha scelto di restare in sala operatoria senza rinunciare a costruire una famiglia.

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Le sfide concrete: famiglia e bisturi

Le donne chirurghe che scelgono di avere figli si trovano ad affrontare sfide che i colleghi uomini raramente conoscono nella stessa misura.

Le principali difficoltà riguardano:

  • la gestione dei turni e delle urgenze in sala operatoria, spesso incompatibili con gli orari scolastici
  • la maternità, che in chirurgia comporta un’interruzione della curva di apprendimento difficile da recuperare
  • la mancanza di strutture di supporto all’infanzia all’interno delle istituzioni sanitarie
  • il peso sociale di dover dimostrare, più dei colleghi, di meritare il proprio posto

A tutto questo si aggiunge una pressione sottile ma costante: quella di dover scegliere. Come se maternità e bisturi fossero, per definizione, incompatibili.

Non lo sono. Ma costruire una vita che li contenga entrambi richiede una rete solida, una specializzazione con ritmi programmabili e, spesso, una buona dose di chiarezza su cosa si vuole davvero.

Quando la chirurgia endocrina fa la differenza

Non tutte le specializzazioni chirurgiche hanno gli stessi ritmi. La chirurgia endocrina — che si occupa di tiroide e paratiroidi — è tra quelle che consentono una pianificazione più stabile dell’attività operatoria.

Gli interventi su tiroide e paratiroidi sono, nella grande maggioranza dei casi, programmabili. Questo non elimina le complessità, ma riduce in modo significativo l’imprevedibilità che rende così difficile per molte donne chirurghe organizzare la propria vita familiare.

È uno degli aspetti che ha guidato anche la mia scelta specialistica: la possibilità di costruire un percorso professionale di alto livello senza dover scegliere, ogni giorno, tra la sala operatoria e il resto della vita.

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Cosa aggiunge la maternità alla pratica clinica

C’è qualcosa che raramente viene detto: l’esperienza della maternità arricchisce la pratica chirurgica in modo concreto.

Chi ha vissuto l’attesa di una diagnosi per un figlio sa cosa prova un paziente seduto dall’altra parte della scrivania. Conosce l’angoscia di fronte a un referto, la difficoltà di comprendere un linguaggio tecnico, il bisogno di essere guidato con chiarezza.

Questa consapevolezza si traduce in un modo diverso di comunicare con i pazienti — con più attenzione, più semplicità, più presenza. Non è un dettaglio accessorio: è parte integrante della qualità della cura.

Le donne chirurghe che sono anche madri portano in corsia una prospettiva che nessun manuale insegna. E i pazienti, spesso, lo percepiscono.

Domande frequenti

Quante donne chirurghe ci sono in Italia? Le donne rappresentano oggi oltre il 50% degli iscritti alle specializzazioni chirurgiche. Tuttavia, tra i primari la percentuale scende al 14%, e un terzo delle chirurghe ha dovuto ridurre la propria attività in sala operatoria per ragioni legate alla vita familiare.

Le donne chirurghe vengono discriminate? Secondo i dati di Women in Surgery Italia, il 61% delle chirurghe italiane riferisce di essere stata trattata in modo diverso a causa del genere. Il fenomeno è reale, ma la consapevolezza cresce e il sistema sta lentamente cambiando.

È possibile fare la chirurga e avere una famiglia? Sì. Richiede organizzazione, una rete di supporto e, quando possibile, una specializzazione con ritmi programmabili. Non è semplice, ma è una scelta concreta che molte professioniste stanno compiendo con successo.

La maternità penalizza la carriera chirurgica? In alcuni contesti ancora sì, soprattutto per quanto riguarda la progressione di carriera. Ma la situazione sta evolvendo, anche grazie al numero crescente di donne chirurghe che, raggiungendo posizioni di responsabilità, stanno costruendo ambienti di lavoro più equi e inclusivi.

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Conclusione

Le donne chirurghe stanno cambiando la medicina italiana. Lo fanno ogni giorno, in sala operatoria e fuori, portando competenza, precisione ed empatia in un sistema che ha bisogno di entrambe le cose.

La doppia vita — tra bisturi e famiglia — non è una contraddizione da risolvere. È una realtà complessa da abitare con consapevolezza, costruendo giorno per giorno un equilibrio che non chiede di scegliere, ma di integrare.

Il cambiamento parte anche da qui: da storie reali, raccontate senza filtri.

Dove riceve la Dottoressa Serena Elisa Tempera

La Dottoressa Serena Elisa Tempera riceve a Roma presso il suo studio specialistico in:

  • Roma – Via Balduina 23 D

La visita specialistica consente una valutazione clinica accurata, l’analisi degli esami già eseguiti e la definizione di un percorso personalizzato, sia nel pre-operatorio sia nel follow-up dopo chirurgia tiroidea.

Ogni indicazione terapeutica viene formulata sulla base delle caratteristiche individuali del paziente, nel rispetto dei criteri di sicurezza e delle più aggiornate evidenze scientifiche.

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