Leadership in sala operatoria: il valore aggiunto delle donne in chirurgia

Introduzione

Per decenni, la sala operatoria è stata un territorio a prevalenza maschile. Un ambiente costruito su modelli di leadership verticale, comunicazione gerarchica e una cultura della performance che lasciava poco spazio alle sfumature.

Qualcosa sta cambiando. Le donne in chirurgia sono oggi la maggioranza tra gli iscritti ai corsi di laurea in medicina e tra gli specializzandi — e portano in sala operatoria uno stile di lavoro che le ricerche scientifiche più recenti associano a risultati clinici migliori, pazienti più soddisfatti e team più coesi.

Non è una questione di stereotipi. È una questione di dati.


I numeri: dove siamo oggi

Le professioniste iscritte all’ENPAM hanno superato numericamente gli uomini per la prima volta — un dato che segna un cambiamento storico nella composizione della categoria medica italiana. Nei corsi di laurea in medicina e chirurgia, le donne si laureano in numero maggiore e con risultati mediamente più brillanti.

Eppure, nelle posizioni apicali della chirurgia, la presenza femminile rimane marginale. Le primarie donna rappresentano ancora una minoranza, spesso concentrata nelle fasce di età più giovani. La progressione verso i ruoli di leadership è più lenta, più faticosa, spesso ostacolata da dinamiche sistemiche che poco hanno a che fare con la competenza.

Questo divario non è solo una questione di equità: è una perdita concreta per il sistema sanitario, che si priva di una risorsa umana il cui valore è ormai documentato dalla letteratura scientifica internazionale.

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Cosa dice la ricerca sui risultati clinici

I dati più interessanti vengono dagli studi comparativi tra chirurghi uomini e donne. Uno studio condotto su quasi 105.000 pazienti operati tra il 2007 e il 2015, pubblicato sul British Medical Journal, ha rilevato risultati migliori nelle pazienti seguite da chirurghe donne, con differenze significative nelle percentuali di guarigione, nella necessità di reinterventi e di nuovi ricoveri.

Ricerche successive hanno confermato che essere curati da medici donne riduce la mortalità e i tassi di riammissione ospedaliera — con un beneficio ancora più marcato per le pazienti di sesso femminile.

Non si tratta di una superiorità intrinseca. Si tratta di uno stile di pratica clinica che la ricerca associa sistematicamente alle donne medico: maggiore aderenza alle linee guida, attenzione alla dimensione emotiva della malattia, coinvolgimento attivo del paziente nel percorso di cura.


Lo stile di leadership femminile in sala operatoria

Le donne in chirurgia portano in sala operatoria un modello di leadership che si distingue per alcune caratteristiche ricorrenti.

Comunicazione più aperta: le chirurghe tendono a favorire una comunicazione più orizzontale all’interno del team operatorio — con gli strumentisti, gli anestesisti, il personale infermieristico. Questa apertura riduce il rischio di errori legati a gerarchie rigide che scoraggiano la segnalazione di problemi.

Maggiore empatia con il paziente: le donne medico dedicano in media più tempo alla visita, tengono conto dell’aspetto emotivo della malattia e coinvolgono il paziente nella definizione del percorso terapeutico. Un approccio che migliora la compliance, riduce l’ansia pre-operatoria e favorisce un recupero più sereno.

Capacità di innovazione: alcune delle innovazioni più significative in chirurgia degli ultimi anni portano la firma di donne. Non perché l’innovazione sia una prerogativa femminile, ma perché chi deve guadagnarsi ogni giorno un posto in un sistema non costruito su di sé sviluppa spesso una creatività e una determinazione fuori dal comune.

Attenzione alla qualità della relazione terapeutica: la chirurgia non finisce in sala operatoria. Le chirurghe tendono a investire maggiormente nel follow-up, nella comunicazione dei risultati, nella gestione delle aspettative del paziente nel tempo.

Il pregiudizio esiste ancora: inutile negarlo

Sarebbe disonesto non nominarlo. Il pregiudizio nei confronti delle donne in chirurgia esiste ancora — e si manifesta in forme diverse.

C’è il pregiudizio esplicito: la paziente che in sala operatoria chiama il chirurgo “signora” e gli specializzandi “dottori”. C’è quello implicito: la valutazione più severa delle performance femminili, la necessità di dimostrare ogni giorno di meritare il posto che si occupa, la sensazione di dover essere sempre migliore per essere considerata uguale.

C’è il pregiudizio strutturale: sistemi di valutazione e progressione di carriera costruiti su modelli maschili, assenza di politiche di conciliazione efficaci, una cultura della reperibilità che penalizza chi ha anche responsabilità familiari.

Nominare questi ostacoli non significa fermarsi ad essi. Significa riconoscerli per quello che sono — barriere sistemiche, non limiti individuali — e lavorare per abbatterli, con consapevolezza e senza delegittimare la propria presenza.

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Domande frequenti

Le donne in chirurgia ottengono risultati clinici diversi dagli uomini?
La ricerca scientifica mostra che i risultati clinici delle chirurghe sono comparabili o migliori a quelli dei colleghi uomini, con differenze significative in termini di mortalità, reinterventi e soddisfazione del paziente in diversi studi internazionali.

Quali sono le principali sfide che le donne affrontano in chirurgia oggi?
Le principali sfide riguardano la progressione di carriera verso ruoli apicali, la conciliazione tra vita professionale e familiare, il pregiudizio implicito nella valutazione delle performance e la cultura organizzativa di molte strutture ospedaliere.

Lo stile di leadership femminile è davvero diverso da quello maschile?
La ricerca suggerisce alcune differenze sistematiche — maggiore attenzione alla comunicazione, all’empatia con il paziente, al coinvolgimento del team — ma è importante evitare generalizzazioni. Ogni chirurgo, indipendentemente dal genere, sviluppa uno stile personale basato su formazione, esperienza e carattere individuale.

Perché è importante aumentare la presenza femminile nelle posizioni di leadership chirurgica?
Perché i team diversificati prendono decisioni migliori, perché la presenza di modelli femminili incoraggia le giovani specializzande, e perché uno stile di cura più attento alla relazione terapeutica ha un impatto dimostrabile sulla qualità delle cure per i pazienti.

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Conclusione

Le donne in chirurgia non stanno semplicemente occupando spazi che prima appartenevano agli uomini. Stanno contribuendo a ridefinire cosa significa fare chirurgia in modo eccellente — portando competenza tecnica, attenzione al paziente e uno stile di leadership che la ricerca associa a risultati migliori.

Il cambiamento è in atto. È lento, imperfetto, ancora ostacolato da resistenze culturali e strutturali. Ma è reale. E passa anche da chi sceglie ogni giorno di restare in sala operatoria senza rinunciare a essere sé stessa.

Dove riceve la Dottoressa Serena Elisa Tempera

La Dottoressa Serena Elisa Tempera riceve a Roma presso il suo studio specialistico in:

  • Roma – Via Balduina 23 D

La visita specialistica consente una valutazione clinica accurata, l’analisi degli esami già eseguiti e la definizione di un percorso personalizzato, sia nel pre-operatorio sia nel follow-up dopo chirurgia tiroidea.

Ogni indicazione terapeutica viene formulata sulla base delle caratteristiche individuali del paziente, nel rispetto dei criteri di sicurezza e delle più aggiornate evidenze scientifiche.

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