
Per anni, operare la tiroide ha significato un’incisione di 5-6 cm alla base del collo, una cicatrice visibile e un recupero che richiedeva diversi giorni di degenza. Oggi, per molti pazienti, esiste un’alternativa concreta: la MIVAT, acronimo di Mini-Invasive Video-Assisted Thyroidectomy, ovvero tiroidectomia mininvasiva videoassistita.
Si tratta di una tecnica chirurgica italiana, sviluppata dal Professor Paolo Miccoli dell’Università di Pisa e dal Professor Rocco Bellantone dell’Università Cattolica di Roma, che consente di operare la tiroide attraverso una piccola incisione di soli 2-3 centimetri. Una cicatrice quasi invisibile, meno dolore post-operatorio, tempi di recupero più rapidi — senza rinunciare alla sicurezza e all’efficacia della chirurgia tradizionale.
In questo articolo spiego come funziona la MIVAT, quando è indicata e quali sono i vantaggi concreti per il paziente.
La MIVAT è un’evoluzione della tecnica chirurgica tradizionale. Invece di un’ampia incisione cervicale, l’intervento viene eseguito attraverso un taglio unico di 2-3 centimetri nella parte anteriore del collo, attraverso cui vengono introdotti un endoscopio con telecamera a fibre ottiche da 5 mm e strumenti microchirurgici dedicati.
Il paziente viene posto in posizione supina con il capo in posizione normale — senza la tipica iperdistensione del collo necessaria nella chirurgia tradizionale, che è spesso responsabile del dolore alla nuca nel post-operatorio.
L’endoscopio trasmette le immagini a uno schermo ad alta definizione, consentendo al chirurgo una visione ingrandita e dettagliata del campo operatorio. Questa magnificazione dell’immagine è uno degli elementi tecnici più importanti della MIVAT: permette di identificare con maggiore precisione le strutture anatomiche delicate che si trovano in prossimità della tiroide — il nervo laringeo ricorrente e le ghiandole paratiroidi — riducendo il rischio di danneggiarle durante l’intervento.
La tecnica non utilizza insufflazione di gas, a differenza di altre procedure endoscopiche: il campo operatorio viene mantenuto aperto attraverso una retrazione esterna con piccoli divaricatori. Questo la rende più sicura e meglio tollerata rispetto ad altri approcci mininvasivi.
La MIVAT non è adatta a tutti i pazienti. La selezione accurata del candidato è fondamentale per garantire sicurezza ed efficacia dell’intervento.
Le indicazioni principali includono:
I criteri di inclusione standard prevedono in genere un volume tiroideo nella norma o lievemente aumentato, e noduli di diametro non superiore ai 35 mm. Fuori da questi parametri, la chirurgia tradizionale o altri approcci mininvasivi sono da preferire.
Le controindicazioni principali riguardano:
I benefici della MIVAT rispetto alla chirurgia tradizionale sono concreti e documentati da oltre vent’anni di utilizzo clinico.
Cicatrice ridotta: l’incisione di 2-3 cm lascia una cicatrice molto più contenuta rispetto ai 5-6 cm della tecnica tradizionale. Per molte pazienti, in particolare le più giovani, questo è un elemento di grande importanza nella scelta del tipo di intervento.
Meno dolore post-operatorio: l’assenza di iperdistensione del collo e il minor trauma chirurgico si traducono in un recupero più confortevole nelle ore e nei giorni successivi all’intervento.
Migliore visualizzazione delle strutture anatomiche: la telecamera ad alta definizione consente una visione ingrandita del nervo laringeo ricorrente e delle paratiroidi, migliorando la capacità di preservarle durante la dissezione.
Tempi di degenza ridotti: la MIVAT consente spesso la dimissione in giornata o il giorno successivo all’intervento, con un impatto significativamente minore sulla vita quotidiana del paziente.
Efficacia terapeutica equivalente: i risultati oncologici e il tasso di complicanze della MIVAT sono comparabili a quelli della chirurgia tradizionale nei pazienti correttamente selezionati. Non è una tecnica di compromesso: è una scelta chirurgica di pari qualità, con un profilo di rischio inferiore in mani esperte.
Spesso i pazienti si chiedono quale sia la differenza tra la MIVAT e la chirurgia robotica della tiroide. Sono due approcci mininvasivi distinti, con caratteristiche e indicazioni diverse.
La MIVAT prevede una piccola incisione alla base del collo — la cicatrice è visibile, ma molto ridotta rispetto alla chirurgia tradizionale. È una tecnica consolidata, disponibile in diversi centri italiani, con tempi operatori contenuti e costi inferiori rispetto all’approccio robotico.
La chirurgia robotica, attraverso l’approccio ascellare o trans-orale, elimina completamente la cicatrice cervicale. È indicata per pazienti con forte motivazione estetica e richiede centri con esperienza specifica nella tecnica, tempi operatori più lunghi e costi più elevati.
In molti casi, la MIVAT rappresenta la scelta ottimale: garantisce un eccellente risultato estetico, tempi di recupero rapidi e un profilo di sicurezza consolidato, senza la complessità logistica e i costi della chirurgia robotica.
La scelta dell’approccio chirurgico è sempre il risultato di una valutazione clinica individuale. Non esiste una risposta uguale per tutti.
Nella pratica clinica, i criteri che orientano verso la MIVAT includono: dimensioni del nodulo entro i limiti indicati, volume tiroideo adeguato, assenza di controindicazioni anatomiche e motivazione del paziente verso un risultato estetico migliore.
Quando le caratteristiche del caso non rientrano nei criteri di selezione, la chirurgia tradizionale rimane la scelta più sicura e appropriata. Un chirurgo endocrino esperto è in grado di valutare con precisione quale approccio sia più indicato per ogni singolo paziente, integrando le linee guida internazionali con le caratteristiche individuali del caso.
La MIVAT è sicura quanto la chirurgia tradizionale?
Sì, nei pazienti correttamente selezionati. Studi su migliaia di pazienti hanno dimostrato che la MIVAT ha tassi di complicanze comparabili alla chirurgia tradizionale, con il vantaggio aggiuntivo di una migliore visualizzazione delle strutture anatomiche grazie alla telecamera.
Quanto è grande la cicatrice dopo la MIVAT?
L’incisione è di 2-3 cm, posizionata alla base del collo. Con il tempo, tende a diventare molto sottile e poco visibile, specialmente se curata correttamente nella fase di guarigione.
Quanto dura il ricovero dopo la MIVAT?
In genere uno o due giorni, spesso meno rispetto alla chirurgia tradizionale. In alcuni centri è possibile la dimissione in day surgery.
La MIVAT può essere usata anche per i tumori tiroidei?
Sì, per carcinomi papillari a basso rischio, unifocali e senza estensione extratiroidea. Non è indicata per tumori avanzati, con coinvolgimento linfonodale o estensione ai tessuti circostanti.
In quanti centri italiani si esegue la MIVAT?
La MIVAT è disponibile in diversi centri italiani di chirurgia endocrina con esperienza specifica. È una tecnica nata in Italia e il nostro Paese è tra i più avanzati nel suo utilizzo a livello internazionale.
La Dottoressa Serena Elisa Tempera riceve a Roma presso il suo studio specialistico in:
Roma – Via Balduina 23 D
La visita specialistica consente una valutazione clinica accurata, l’analisi degli esami già eseguiti e la definizione di un percorso personalizzato, sia nel pre-operatorio sia nel follow-up dopo chirurgia tiroidea.
Ogni indicazione terapeutica viene formulata sulla base delle caratteristiche individuali del paziente, nel rispetto dei criteri di sicurezza e delle più aggiornate evidenze scientifiche.